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Conversazione con Valter Malosti e Roberta Carpani
in occasione dello spettacolo Il berretto a sonagli

La follia è una forma di normalità, in Pirandello infatti non è tanto un disagio psichico, quanto una maniera di evadere dalla realtà e dalla responsabilità.
Su questo tema si intratterrà Roberta Carpani docente di drammaturgia all’Università Cattolica, insieme al regista Valter Malosti. 


dal 21 al 26 febbraio
Il berretto a sonagli

di Luigi Pirandello
con Roberta Caronia, Valter Malosti, Paola Pace, Vito Di Bella, Paolo Giangranasso, Cristina Arnone, Roberta Crivelli
adattamento e regia Valter Malosti
scena Carmelo Giammello
costumi Alessio Rosati
luci Francesco Dell'Elba
macchinista e direttore di scena Gennaro Cerlino


produzione Teatro di Dioniso con il sostegno del Sistema Teatro Torino
Beatrice, moglie del cavalier Fiorìca, sospetta che il marito la tradisca con la giovane moglie del suo scrivano Ciampa: ròsa dalla gelosia, ordisce una trappola per sorprendere i due, senza calcolare l’esito di tale progetto nei confronti di Ciampa.
Malosti affronta per la prima volta Pirandello, partendo dall’originaria versione in dialetto scritta per Angelo Musco, confrontandosi con uno dei testi più popolari del grande drammaturgo, cercando di strapparlo allo stereotipo e tentando di restituire la forza eversiva originaria di quei “corpi in rivolta”. Un testo vivissimo grazie alla violenza beffarda della lingua, una sorta di musica espressionista e tragicomica, molto evidente nel testo scritto in siciliano che è alla base di un lavoro originale di drammaturgia. Il testo offre materia a Malosti per un lavoro di riscoperta e rilettura non solo linguistica ma di ridefinizione di caratteri e ruoli affioranti dal recupero dei tagli capocomicali di Musco, anzitutto la perdita di una possibile co-protagonista della commedia, accanto a Ciampa, in Beatrice Fiorìca.

Tutto oggi ci si poteva attendere da un regista attore come Malosti, portavoce quotato di nuove drammaturgie o di taglienti riletture, tranne che imbattersi in una sua regia d’un originario testo-documento pirandelliano in dialetto. Il bello è che (…) ricava un piccolo capolavoro espressionista (…). Di questa storia (…) noi vediamo e ascoltiamo una farsa nera dove la distinzione celebre e ragionante della corda “civile”, “seria” e “pazza” lascia posto a una profonda, imperscrutabile buffonata tragica. Di fortissima presa.
R.Di Giammarco - La Repubblica
 

 

 
 
 
 
 

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