In scena la vita avventurosa e selvaggia di Zanna Bianca. Una storia che è di tutti, che tocca antiche comuni corde nascoste e profonde: un richiamo, dalla foresta.

Nel grande Nord, al centro di un silenzio bianco e sconfinato una lupa, con chiazze rosse sul capo e una lunga striscia bianca sul petto, ha trovato la tana migliore dove far nascere i suoi cuccioli. Tra questi un batuffolo di pelo che presto diventerà il lupo più famoso di tutti i tempi: Zanna Bianca.

Luigi D’Elia e Francesco Niccolini accompagnano il pubblico nel luogo che amano di più, la grande foresta. Rinunciano agli esseri umani e alle loro parole, per incontrare chi della foresta fa parte come le sue ombre, il muschio, l’ossigeno: i lupi.

Uno spettacolo che ha gli occhi di un lupo, da quando cucciolo per la prima volta scopre il mondo fuori dalla tana a quando fa esperienza della vita, della morte, della notte, dell’uomo, fino all’incontro più strano e misterioso: un ululato sconosciuto, nella notte. E da lì non si torna più indietro.

Un omaggio selvaggio e passionale a Jack London, ai lupi, al Grande Nord e all’antica e ancestrale infanzia del mondo.

Un racconto che morde, a volte corre veloce sulla neve, altre volte si raccoglie intorno al fuoco.

Un teatro fisico, organico, sensoriale, scevro da ogni intellettualismo, lontano da orpelli cerebrali. C’è un battito selvaggio, un’energia vitale contagiosa. L’empatia dell’attore verso il lupo è totale: diventa incarnazione e identità.

– Vincenzo Sardelli, klpteatro.it


In un’ora di grande magia l’interprete di questa versione dell’opera di London si fa lui stesso distesa nevosa, foresta impenetrabile, lago, fiume, ghiaccio, riuscendo a sciogliere tutto ciò che era rimasto eterno dentro. E si piange, ci si commuove continuamente, si resta sospesi, come in un eterno viaggio in cui l’unica certezza è l’appartenenza al branco.

– Giancarlo Visitilli


Luigi D’Elia è anche lo straordinario interprete della fiaba nordica, metafora della vita e della natura di ogni essere vivente come la sua essenza più profonda. La mise en espace si appoggia su un testo di grande poeticità, incisivo e sintetico che nasconde un lavoro potente di rielaborazione (di Francesco Niccolini) che l’attore restituisce con grande impatto emotivo, valendosi di una mimica corporea forte, mai didascalica. Uno spettacolo che incanta e che è anche il senso della magia di questo Festival.

– Ilaria Guidantoni, bebeez.it


7 - 10 Dicembre 2023

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