tratto dal romanzo Kafka y la muñeca viajera di Jordi Sierra i Fabra
adattamento e drammaturgia Valerio Malorni e Fabrizio Pallara
regia Fabrizio Pallara
con Desy Gialuz e Valerio Malorni
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG
con teatrodelleapparizioni
Eolo award 2022 come miglior spettacolo di Teatro di Figura
Nel 1923 Franz Kafka, scrittore schivo e ancora lontano dalla fama, incontra al parco una bambina in lacrime: ha perso la sua bambola.
Per consolarla, Kafka immagina un’altra verità e le scrive per ventuno giorni lettere in cui la bambola racconta il proprio viaggio per il mondo. Nasce così il “postino delle bambole”. Di quella bambina e di quelle lettere non resta traccia, ma lo scrittore catalano Jordi Sierra i Fabra ricostruisce la vicenda, trasformandola in un racconto intenso sulla perdita, il cambiamento e la crescita.
Un racconto che mette dinanzi agli adulti le difficoltà – e insieme tutta la tenerezza – che si incontrano nel tentativo di accompagnare i bambini a capire, a crescere. Ai bambini parla di questioni universali, con le loro parole e la disarmante semplicità di un grande artista, che assapora di nuovo la vita guardando negli occhi e nei sentimenti di un’età per lui lontana.
Una visione densa ed elegante, che induce fantasie ed emozioni negli adulti come nei piccoli.
– Gianfranco Capitta, Il manifesto
Una caratura poetica capace di conquistare lo sguardo irretito di piccoli e adulti in un unico spettro di rappresentazione. […] un impianto visivo eccellente, un’immagine devota che cosparge di un manto l’incontro più delicato.
– Simone Nebbia, TeatroeCritica
Uno spettacolo significativo, che si muove tra infanzia e invenzione letteraria, tra abbandono e felicità.
– Mario Bianchi, Krapp’s Last Post
Drammaturgia e teatro di figura, multimedialità e scrittura figurativa, convivono con spontaneità creando un ambiente scenico ricco di stimoli e suggerimenti, antropico e capace di attrarre lo sguardo di tutti e di ciascuno.
– Maria Dolores Pesce, dramma.it
Un viaggio immaginario che parla della vita, di scelte difficili da compiere e da accettare e della necessità di avere qualcuno che ascolti, sostenga, consigli. […] Il bellissimo racconto ha la forza di una carezza a ridosso di un addio e viene reso benissimo dall’ambientazione essenziale, ma centrata, della scena principale: una panchina isolata, foglie ingiallite sparse sul palcoscenico, un esterno autunnale che rimanda ad un non luogo libero, dell’immaginazione, delle possibilità impossibili. […] Un inno alla fantasia, come mezzo per recuperare una dimensione reale, che si chiude in un finale commovente.
– Omar Manini, whipart magazine
NOTE DI REGIA E DRAMMATURGIA – Valerio Malorni e Fabrizio Pallara
Dalle pagine dello scrittore spagnolo alla messa in scena il testo ha subito delle variazioni, necessarie, per raccontare con gli strumenti a disposizione del teatro ciò che un romanzo fa solo con le parole. La nostra bambina è una bambola manipolata da un’attrice, teatro d’attore e di figura, accompagnato da un lavoro di videoproiezioni che raccontano il viaggio di Brigida; tra manipolazione, narrazione e interpretazione lo spettacolo si sviluppa in un interno, la casa, e un esterno, il parco, mettendo a confronto il fuori, luogo di immaginazioni e fantasia e il dentro, spazio della consapevolezza, dell’età adulta che si interroga. L’occasione dunque per far dialogare letteratura e teatro per le nuove generazioni, continuando a cercare i modi in cui si può parlare a chi sta iniziando a incontrare la vita. I timori, la ricerca di certezze, l’incoscienza vitale, gioie e dolori improvvisi e così forti: tutti tumulti che gli adulti dimenticano, o vivono in modo più appannato, sono per i bambini sentimenti deflagranti e potenti. È della potenza della vita che si parla in questo spettacolo. Uno spettacolo che esiste grazie al guizzo geniale di un grande scrittore in un pezzetto della sua vita sconosciuto ai più, e grazie alla curiosità e all’attenzione con cui un altro scrittore ha saputo raccogliere e raccontare una storia, per farla arrivare fino a noi.
Motivazione Eolo award 2022 come miglior spettacolo di Teatro di Figura
Per essere stato capace, in forza dell’efficace riadattamento per la scena, operato da Valerio Malorni e Fabrizio Pallara, dell’intenso racconto di Jordi Sierra i Fabra, di rendere universale, complice una bambola, il tenero rapporto tra uno scrittore e una bambina, compiendo un autentico viaggio alla scoperta del mondo che avviene attraverso l’esplorazione del dolore della perdita, visto come qualcosa che attiene alla natura stessa della vita e che appartiene sia all’adulto sia all’infanzia. Tutto questo è esplicitato in scena dall’amicizia tra lo scrittore ceco Franz Kafka, interpretato con estrema intensità da Valerio Malorni, che si finge il postino delle bambole, ed Elsi, una bambina che ha smarrito la sua bambola Brigida, qui rappresentata da un’efficace e vivissima marionetta, creata da Ilaria Comisso e animata con bravura da Desy Gialuz.