1972 - 2022 Cinquant’anni del Parenti
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Teatro

La cerca del Graal

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16 - 27 Luglio 1996

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uno spettacolo di Andrée Ruth Shammah
lungo il fossato Castello Sforzesco
adattamento scenico di Alessandro Fo
dal Perceval di Chrétien de Troyes
costumi Gianmaurizio Fercioni
musiche Fiorenzo Carpi
luci Marcello Jazzetti
con Flavio Bonacci, nel ruolo di Perceval
interpreti principali (in ordine alfabetico) Susanna Beltrami, Marta Comerio, Francesco Cordella, Paolo Cosenza, Stefano Guizzi, Michele Nani, Laura Pasetti, Tommaso Ragno, Marina Senesi, Giovanni Vettorazzo

Come fece a suo tempo nei Chiostri dell’Umanitaria per La doppia incostanza di Marivaux e più recentemente alla Villa Reale di via Palestro con Ondine, Andrée Ruth Shammah ha realizzato uno spettacolo festoso e coinvolgente, sfruttando le suggestioni e le opportunità sceniche offerte dal Castello Sforzesco, valorizzandone i luoghi meno conosciuti e consentendo di vedere gran parte del monumento da una prospettiva inedita.

La cerca del Graal è uno spettacolo costruito attraverso otto stazioni che scandiscono il cammino di conoscenza del protagonista, Perceval, che il pubblico seguirà nei suoi spostamenti dentro il fossato, sul loggiato di Ludovico il Moro, lungo il perimetro delle mura fino alla roccaforte sulla porta occidentale, dove, con l’apparizione del Re Pescatore, il percorso si chiude, ritornando attraverso le segrete. Protagonista dello spettacolo è Flavio Bonacci insieme a una decina di attori ed a un buon numero di comparse che hanno anche il compito di orientare i movimenti degli spettatorinel corso della rappresentazione.

Nella drammaturgia elaborata dalla Shammah si respira la leggerezza gioiosa di chi racconta una storia con entusiastica e coinvolgente vitalità per spingere lo spettatore a guardare quelle vicende di dame, cavalieri, armi e amori con gli occhi di un ragazzo che sfoglia un libro di avventure.
Magda Poli - Corriere della Sera
Ruth Shammah ha costruito uno spettacolo itinerante all’intento del Castello Sforzesco che ci è piaciuto per la sua “leggibilità” e per la sua sobrietà. Merito, il successo, anche della bravura degli attori che hanno adottato uno stile recitativo maliziosamente giocoso, pur senza infrangere gli intenti epici e apologetici del romanzo.
Ugo Ronfani - Il Giorno
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