Per gli antichi greci l’amore non era un’unità monodica, ma una molteplicità di forme e di tensioni: ágape come dedizione spirituale, éros come impulso vitale e desiderio, antéros come amore ricambiato, iméros come slancio passionale, storgé come tenerezza domestica, philautía come affetto per se stessi.
Eppure, nemmeno questa raffinata tassonomia sarebbe oggi sufficiente a nominare il sentimento che Lezione d’amore, in prima nazionale al Teatro Franco Parenti di Milano, tenta di rendere visibile, o meglio, udibile.
L’opera scritta da Andrée Ruth Shammah e Federica Di Rosa – diretta con sobria liricità dalla stessa Shammah – si pone come un poema teatrale in forma di diario raccontato, un ciclo affettivo composto da trentuno incontri e dieci movimenti, dove il tempo non è cronologia, ma partitura che sostituisce le chiavi di violino alle chiavi dell’interiorità.