
«Francesco è un uomo teatrale, dal primo all ultimo atto», dice fra Marco Finco. E Marcello Chiarenza gli fa eco: «Per i miei spettacoli di piazza il Cantico è stato un canovaccio formidabile. Come potrebbe non essere teatrale il Giullare di Dio?». Fin dal primissimo momento, continua fra Marco, «quando si spoglia in piazza del Mercato, di fronte a suo padre, di fronte alla città di Assisi, di fronte al vescovo. Teatrale è il Lupo di Gubbio. E una delle sue più famose prediche a San Damiano, dove c’erano Santa Chiara e le monache clarisse? Santa Chiara da tempo insisteva perché Francesco andasse a predicare per la Quaresima e finalmente Francesco arriva e le monache sono tutte nel coro. Lui si mette davanti all altare, si inginocchia, prende una ciotola che si era portato piena di cenere, fa un cerchio di cenere intorno a sé, si cosparge di cenere il capo. Sta un attimo in silenzio, si alza e se ne va. Se non è un gesto teatrale questo… Ce l’aveva nel Dna, anche per parte di madre: donna Pica, francese, con la teatralità e la musica della Chanson de Provence». Teatrale anche nell’ora della morte? «Lui è malatissimo, non può camminare, non ci vede quasi più — racconta fra Marco, milanese, frate minore cappuccino e dal 2011 direttore del Rosetum, il Centro culturale Francescano di Milano e unico in Italia, che nacque nel 1957 sotto l’ala di Maria Callas —. Francesco sta male e i frati sono preoccupati per la sua salute, lo portano a casa del vescovo di Assisi perché venga curato, ma lui sta lì poco tempo e poi vuole essere riportato alla Porziuncola, la sua chiesetta, e chiede ai frati di essere messo nudo sulla nuda terra, fino all ultimo respiro. Anche questo è un gesto teatrale fortissimo».