Rassegna Stampa

La Repubblica – Dei figli, adolescenti cronici nella famiglia vista da Perrotta

14 Gennaio 2026

È una trilogia sulla famiglia quella concepita da Mario Perrotta con la consulenza drammaturgica di Massimo Recalcati, Nel nome del padre, della madre e dei figli , di cui è in arrivo da stasera a Milano, al Franco Parenti, proprio l’ultimo capitolo (premio Ubu 2022 come miglior testo): Dei figli, appunto, dove quel “Dei” potrebbe essere anche letto come Dèi, ovvero divinità, livello a cui sono stati innalzati i pargoli del benessere e delle sue patologie. Questa la base teorica, ma poiché siamo a teatro, e Perrotta ne è artista consapevole e talentuoso, qui niente è spiegato, ma tutto viene fatto vivere attraverso le storie di tredici personaggi in rappresentanza di un campionario di varia umanità intrappolata nello stesso problema seppur per ragioni e con conseguenza diverse. Siamo nell’appartamento di Gaetano (interpretato dallo stesso Perrotta), cinquantenne che vive in vestaglia perché, tanto, di casa non esce. Vive vendendo la sua voce per consolare e soddisfare donne simulando una virilità che non gli appartiene. Poi ci sono i suoi inquilini, tre ventenni in subaffitto: Aurora, praticante in uno studio di avvocati (Dalila Cozzolino), Ippolito, aspirante sceneggiatore (Matteo Ippolito), Melampo, attivista per l’ambiente impegnato a progettare la missione Occupy North Pole (Giampiero De Concilio). Anche loro in vestaglia, nella volontaria reclusione di un sabato pomeriggio in «una casa che è limbo, purgatorio per chiunque vi passi ad abitare — dice Perrotta — Esistenze in transito che sostano il tempo necessario, pagano un affitto irrisorio e in nero e questo li lascia liberi di scegliere quanto stare, quando andare».

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