Rassegna Stampa

La Repubblica – Il mio Amleto sospeso tra tragedia e cabaret

26 Gennaio 2026

Il suo rapporto con Amleto ha origini antiche. Ce ne è stato un primo, una quindicina di anni fa, che ha segnato anche il suo debutto da regista. Poi, nel 2024, questa nuova versione, Amleto al quadrato. In quell occasione aveva detto che c’entrava anche il fatto di aver compiuto cinquant’anni. «L’idea di tornare ad Amleto è stata di Andrée (Shammah, ndr). Poi guarda caso c’era di mezzo anche quel compleanno. Ho pensato che avrebbe potuto essere interessante farsi di nuovo la famosa domanda: essere o non essere⁠ Non che uno non se la ponga più o meno tutti i giorni, ma ci sono appuntamenti che la rendono più incalzante. Pensiamo che la condizione di Amleto sia più tragica della nostra. Certo, lui ha Shakespeare, che lo fa volare altissimo, ma chiunque si chieda se la vita che sta vivendo è davvero la vita che vuole vivere è Amleto». Il suo, di Amleto, si ribella all’idea che tutto sia già stato scritto. E anche detto. «Cerca di uscire dalla replica di dover morire ogni sera. La sua è una fuga dalla morte, come quella di tutti noi, anche se sappiamo che è impossibile. La grande domanda è lì, come superare il terrore di questa inevitabilità». Lei come lo supera? «Andando in scena. Sono un privilegiato, lo so». Al suo fianco ci sono sempre Elena Lietti e Marina Rocco. Manca Lucia Mascino, che però non è stata sostituita. «Per questo spettacolo, per come l’ho costruito sulle attrici, per il grado di investimento che chiedo, non è pensabile cambiare interprete. Quindi possiamo dire che questa, senza Lucia, è un ulteriore versione. Ho inventato altre cose, ho scritto nuovi pezzi, trovato strade diverse. Sa cosa facevano gli impressionisti⁠ Uno comprava un loro quadro e qualche giorno dopo il signor Renoir o il signor Degas si presentava a casa sua, cercava il quadro appeso e lo finiva, aggiungendo le ultime pennellate».

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