Cartellone 2026 - 2027 / Teatro
Il medico dei pazzi Date: 19 - 24 Gennaio 2027
© Anna Abet
Cartellone 2026 - 2027 / Teatro
Il medico dei pazzi Date: 19 - 24 Gennaio 2027
© Anna Abet
di Eduardo Scarpetta
regia e adattamento Leo Muscato
con Gianfelice Imparato
e con (in o.a.) Luigi Bignone, Giuseppe Brunetti, Francesco Maria Cordella, Alessandra D’Ambrosio, Antonio Fiorillo, Giorgio Pinto, Arianna Primavera, Giuseppe Rispoli, Ingrid Sansone, Michele Schiano Di Cola
scene Federica Parolini
costumi Silvia Aymonino
luci Alessandro Verazzi
musiche originali Andrea Chenna
produzione I due della città del Sole / Teatro di Napoli – Teatro Nazionale / Compagnia Mauri Sturno
Leo Muscato porta in scena la maschera immortale di Sciosciammocca del grande commediografo Eduardo Scarpetta. Scritta nel 1908, ’O miedeco d’é pazze rivive in una brillante versione ambientata nella Napoli degli anni ‘70 e ‘80.
Don Felice, ricco e ingenuo proprietario terriero, arriva in città convinto di visitare il manicomio diretto dal nipote Ciccillo, per anni mantenuto agli studi. In realtà, il giovane ha sperperato il denaro tra divertimenti e gioco d’azzardo. Colto alla sprovvista dalla visita dello zio, trasforma la Pensione Stella in un improbabile istituto psichiatrico, coinvolgendo gli eccentrici ospiti in una girandola di equivoci e situazioni paradossali.
Tra pantaloni a zampa e musiche d’epoca, tornano in vita pagi- ne teatrali entrate nella memoria del teatro napoletano. Imparato domina la scena di un lavoro corale che, dietro una comicità travolgente, riflette sulla follia non come patologia ma come maschera, spesso più autentica della presunta normalità.
Una serata di teatro spalancata, libera, travolgente. Una farsa comica che, pur restando leggera, restituisce al pubblico una forma di verità teatrale: quella che fa ridere, riflettere e, perché no, dubitare di ciò che chiamiamo “normalità”.
– Diego Papadia, WebLombardia
La regia di Muscato è una lezione di equilibrio tra ritmo e verità. Costruisce un “caos controllato”, dove ogni gesto, pausa e fraintendimento trovano una precisa collocazione, ma senza mai spegnere la freschezza dell’improvvisazione. […]. Si ride molto, ma si ride di noi stessi, delle nostre piccole manie, del bisogno di fingere per sopravvivere.
– culturaspettacolo.it








