di Chiara e Fabio Bussotti
regia Alberto Oliva
con Federico Grassi e Fabio Bussotti
scenografia Giulio Pace
assistente alla regia Gea Rambelli
promozione Alice Guaglianone
produzione Società per Attori
Un palco. Un grande specchio. Due giganti della letteratura del ‘900 si osservano, si studiano, si sfidano. Miguel de Unamuno e Luigi Pirandello si trovano finalmente faccia a faccia. E le loro maschere, i loro personaggi, le loro idee si specchiano, si confondono e si fondono in un dialogo immaginario.
Un duello teatrale fatto di parole, pensieri, ironia e poesia, dove i personaggi si ribellano, i ruoli si invertono, e le domande sull’identità, sull’autenticità, sull’autore e sulla creazione si moltiplicano. Uno spettacolo-metafora sull’essere, sul doppio, sui confini dell’identità che si sfaldano e si ricompongono costantemente.
Prendete un grande specchio (dagli effetti tecnologici importanti e inediti), che assurge a terzo protagonista al centro del palco. Incastonate immagini di Magritte, l’uomo con l’ombrello e il “cannocchiale rovesciato” della novella pirandelliana “La tragedia di un personaggio”. Fateli interagire con due scrittori, le cui incredibili parentele e affinità artistiche hanno cambiato per sempre la Storia del Teatro, impersonati da due grandi attori, figli della Bottega di Vittorio Gassman. Ne sgorga una pièce affascinante e complessa.
– lasesia.vercelli.it
NOTE DI REGIA – Alberto Oliva
Un grande specchio al centro della scena troneggia come un totem, un portale spazio-temporale, uno squarcio tra la realtà e la finzione. Da questo grande specchio, in un dentro-fuori di cui è impossibile stabilire i confini, emergono due figure, interpretate da due attori di grande esperienza, Federico Grassi e Fabio Bussotti, che di questo gioco teatrale è anche l’autore. Chi sono queste due figure? Sono Unamuno e Pirandello? Sono due attori in un teatro che fingono di essere i personaggi, che fingono a loro volta di essere gli autori? O tutte queste funzioni insieme? O nessuna di queste? L’ubriacatura semantica potrebbe continuare all’infinito, amplificata dagli effetti spettacolari del grande specchio, dalle videoproiezioni che spostano l’ambientazione dalla realtà alla mente, ma tutto alla fine ci riporta nel qui e ora del teatro e delle nostre vite, a interrogarci sulla nostra identità.
Pirandello e Unamuno, rivali senza volerlo e senza conoscersi, ma in realtà uniti da una medesima sensibilità sui grandi temi del doppio, del frantumarsi dell’io e della rappresentazione di sé, rivivono sul palcoscenico a cent’anni dalla loro affermazione nel mondo e si fanno portavoce delle nostre domande contemporanee, dei nostri dubbi esistenziali e delle nostre fragilità. E lo fanno con ironia, attraverso un dialogo serrato che gioca con le loro opere, con il calembour e con la fantasia, accompagnando lo spettatore in un viaggio onirico e surreale che strizza l’occhio a Magritte, per dirci che – forse – “ceci n’est pas un spectacle”. C’est la vie.