Cartellone 2025 - 2026 / Teatro
Unamuno, nessuno e centomila Date: 24 - 29 Marzo 2026
Incontro immaginario tra Miguel de Unamuno e Luigi Pirandello
Cartellone 2025 - 2026 / Teatro
Unamuno, nessuno e centomila Date: 24 - 29 Marzo 2026
Incontro immaginario tra Miguel de Unamuno e Luigi Pirandello
di Chiara e Fabio Bussotti
regia Alberto Oliva
con Fabio Bussotti e Francesco Salvi
scenografia Giulio Pace
disegno luci Massimo Mennuni
costumi La Lory
assistente alla regia Gea Rambelli
promozione Alice Guaglianone
produzione Società per Attori
L’incontro impossibile e surreale tra Luigi Pirandello e Miguel de Unamuno – “il Pirandello spagnolo” – due giganti della letteratura del Novecento accusati di essersi copiati a vicenda, pur non essendosi mai conosciuti.
Attraverso dialoghi brillanti e un gioco scenico di specchi, identità e doppi, lo spettacolo intreccia autori e personaggi con ironia sottile e vertigine metafisica, trasformando il confronto in un duello pieno di humour. La riflessione sull’io, sull’autore e sul personaggio si fa poesia teatrale, un gioco elegante e colto che celebra il mistero della creazione artistica e dell’identità umana. Uno spettacolo-metafora sull’essere, sul doppio, sui confini dell’identità che si sfaldano e si ricompongono continuamente.
Prendete un grande specchio (dagli effetti tecnologici importanti e inediti), che assurge a terzo protagonista al centro del palco. Incastonate immagini di Magritte, l’uomo con l’ombrello e il “cannocchiale rovesciato” della novella pirandelliana “La tragedia di un personaggio”. Fateli interagire con due scrittori, le cui incredibili parentele e affinità artistiche hanno cambiato per sempre la Storia del Teatro, impersonati da due grandi attori, figli della Bottega di Vittorio Gassman. Ne sgorga una pièce affascinante e complessa.
– lasesia.vercelli.it
NOTE DI REGIA – Alberto Oliva
Un grande specchio al centro della scena troneggia come un totem, un portale spazio-temporale, uno squarcio tra la realtà e la finzione. Da questo grande specchio, in un dentro-fuori di cui è impossibile stabilire i confini, emergono due figure. Chi sono? Sono Unamuno e Pirandello? Sono due attori in un teatro che fingono di essere i personaggi, che fingono a loro volta di essere gli autori? O tutte queste funzioni insieme? O nessuna di queste? L’ubriacatura semantica potrebbe continuare all’infinito, amplificata dagli effetti spettacolari del grande specchio, dalle videoproiezioni che spostano l’ambientazione dalla realtà alla mente, ma tutto alla fine ci riporta nel qui e ora del teatro e delle nostre vite, a interrogarci sulla nostra identità.
Pirandello e Unamuno, rivali senza volerlo e senza conoscersi, ma in realtà uniti da una medesima sensibilità sui grandi temi del doppio, del frantumarsi dell’io e della rappresentazione di sé, rivivono sul palcoscenico a cent’anni dalla loro affermazione nel mondo e si fanno portavoce delle nostre domande contemporanee, dei nostri dubbi esistenziali e delle nostre fragilità. E lo fanno con ironia, attraverso un dialogo serrato che gioca con le loro opere, con il calembour e con la fantasia, accompagnando lo spettatore in un viaggio onirico e surreale che strizza l’occhio a Magritte, per dirci che – forse – “ceci n’est pas un spectacle”. C’est la vie.
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