Cartellone 2025 - 2026 / Teatro
Napoli Nobilissima Date: 14 - 26 Luglio 2026
Due atti unici di Raffaele Viviani
© Tommaso Le Pera
Cartellone 2025 - 2026 / Teatro
Napoli Nobilissima Date: 14 - 26 Luglio 2026
Due atti unici di Raffaele Viviani
© Tommaso Le Pera
Due atti unici di Raffaele Viviani
La musica dei ciechi – Don Giacinto
regia Geppy Gleijeses
con Geppy Gleijeses, Lorenzo Gleijeses, Chiara Baffi, Massimiliano Rossi
e con Salvatore Felaco, Giuseppe Gaudino, Demi Licata, Giulia Turco, Mariavittoria Grieco, Valentina Merlo
i musicisti
Antonio Mattiello, chitarra
Daniele Galasso, mandolino
Guido Esposito, violino
Fabio Pappalardo, clarinetto
aiuto regia Roberto Ingenito
scene Roberto Crea
costumi Chiara Donato
direzione tecnica e light designer Francesco Grieco
foto di Tommaso Le Pera
produzione Dear Friends / Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
Geppy Gleijeses dirige due atti unici di Raffaele Viviani. Storie “di strada”, capaci di restituire forza lirica ai bassifondi, ai miserabili e alla povera gente.
Il racconto di una Napoli dolente e autentica, immersa nelle musiche originali di Viviani stesso e scandita nelle vicende di un’orchestra ambulante di ciechi e nelle sfortune del bistrattato Giacinto.
NOTE DI REGIA – Geppy Gleijeses
Raffaele Viviani è, con Eduardo De Filippo, il più grande autore teatrale napoletano. Ha esplorato, tranne che nell’ultimo periodo della sua attività, la strada e i suoi eroi, miserabili, povera gente, rifiuti della società (così come Eduardo, mio Maestro, penetrò i gangli più reconditi dell’animo umano). Ma di Viviani ancora non si è esaminata fino in fondo la grandezza universale. Vicino a Bertolt Brecht, per tematiche e analisi umana (ma culturalmente lontanissimo non avendolo mai conosciuto o comunque preso a riferimento), Viviani, incredibilmente, pur non sapendo “scrivere” la musica – la fischiettava a un maestro –, e non conoscendo le sonorità di Weil e di Eisler, è a quella temperie musicale estremamente vicino, come se lui avesse scritto le musiche per Brecht, o Weil e Eisler per lui.
Ho già diretto e interpretato Don Giacinto nel 2000 per il Festival di Benevento (Franco Quadri scrisse una recensione intitolata “Viviani-Gleijeses-Miracolo”): è la storia agrodolce di un vecchietto dignitoso e a suo modo “nobilissimo”, bersagliato dalla dolente e variopinta umanità che lo circonda. La musica dei ciechi è, a mio avviso, con Sik Sik, l’artefice magico il più bell’atto unico mai scritto da autore napoletano, paragonato, ma addirittura superiore a I ciechi di Maeterlinck, e narra la vicenda di un’orchestrina ambulante di ciechi, guidati da un guercio, orchestrina il cui contrabbassista è Ferdinando, sposato con Nannina, che lo salvò dall’investimento di un tram. Un pietoso ostricaro veglia sul destino dei poveri musicanti… Immenso…
Affronto questa meravigliosa avventura, avendo al mio fianco Lorenzo Gleijeses, mio figlio, e Chiara Baffi, una delle attrici migliori della sua generazione. E Massimiliano Rossi, splendido artista poliedrico. Famosa è la sua interpretazione del personaggio “Zecchinetta” nella prima stagione di Gomorra. Con noi altri 11 attori, anche freschi diplomati del Teatro Nazionale di Napoli, assoluta e virtuosa eccellenza del Teatro italiano, con cui mi onoro di collaborare. Le scene di Roberto Crea, i costumi di Chiara Donato, le luci di Francesco Grieco, miei abituali collaboratori ci aiuteranno ad immergerci nel mondo vivianeo. E naturalmente le musiche di Raffaele Viviani ci accompagneranno in questo viaggio nel mito del grande autore.
Non un semplice spettacolo, ma un’operazione culturale di più ampio respiro per restituire Raffaele Viviani alla sua grandezza. […] Geppy Gleijeses non è solo: affronta questa nuova, meravigliosa avventura teatrale con al fianco Lorenzo Gleijeses, suo figlio, e Chiara Baffi, una delle attrici più talentuose della sua generazione.
– Irene Antonelli, librienotizie.it
Uno spettacolo che celebra uno dei massimi autori del teatro napoletano, capace – al pari di Eduardo De Filippo – di indagare con straordinaria profondità l’animo umano e le sue contraddizioni. […] Un omaggio intenso e necessario a un autore immenso, ancora oggi capace di parlare al presente.
– AvellinoToday
Gli attori in scena squarciano con forza la “quarta parete” perché fanno emergere Napoli non come una rappresentazione pittoresca o consolatoria, ma una città attraversata da una malinconia profonda, quasi ontologica, che si deposita nei corpi e nelle voci dei personaggi come una stratificazione del tempo.
– Mimmo Sica
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