Presentazione del volume
Vecchio, un greco non può esserlo (Il Mulino)
di Véronique Boudon-Millot, pubblicato con il sostegno di Fondazione Ravasi Garzanti
intervengono
Elisabetta Donati
Martino Menghi
Silvia Romani
modera Graziano Graziani
letture Marco Cavalcoli
Rassegna La Grande Età, insieme
Ma cosa intendeva dire con questa affermazione? E più in generale, com’era considerata la vecchiaia nella società antica? Come un processo naturale, un’età della vita come tutte le altre o come una patologia da contrastare? E qual era l’approccio dei medici?
Véronique Boudon-Millot affronta queste e altre domande nei dieci capitoli che compongono questo libro. Che tuttavia, come viene detto sin dall’inizio, non è né un libro sui vecchi, né un libro sulla vecchiaia, ma piuttosto sull’invecchiare. Muovendosi tra mito e letteratura – la poesia tragica, i padri del pensiero filosofico, gli scritti di maestri dell’arte medica quali Ippocrate e Galeno – l’autrice ci presenta un quadro in cui la vecchiaia è vista come una realtà comune a tutti gli esseri viventi: un appannaggio dei mortali, sconosciuto soltanto agli dèi. E se non fosse per il senso del pudore, per la vergogna di un corpo che sfiorisce, sarebbe un declinare in fondo dolce, come osserva Silvia Romani nel suo denso testo introduttivo all’edizione italiana.