Rassegna Stampa

Marie Claire – Bea Barret, Molière e l’importanza di rimanere sé stessi

4 Marzo 2026

Certo, il testo non aiuta. Il Misantropo è tra le opere più amare e filosoficamente dense di Molière. Se ci aggiungi la traduzione in versi settenari di Valerio Magrelli e la regia di Andrée Ruth Shammah, la sfida diventa più che ardua. Bisogna prepararsi per mesi, affrontare i momenti di crollo, imparare la musica di un testo classico finché non diventa respiro naturale e poi salire sul palco facendosi personaggio. Bea Barret, classe 2002, lo sa bene. Arriva dal cinema, ha un film in uscita a marzo, ma è Il Misantropo di Molière, in scena al Teatro Franco Parenti dal 3 all’11 marzo, a segnare il vero punto di svolta. Merito anche di chi ha creduto in lei. Perché scegliere Il Misantropo per un debutto non è casuale e solo l’intuizione di una grande regista come Andrée Ruth Shammah, che in passato ha lanciato Isabella Ferrari e Giuliana De Sio, poteva coglierlo. Il testo infatti è stato scritto nel 1666 nel periodo più tormentato della vita di Molière, facendone al tempo stesso la sua opera più autobiografica e una riflessione sull’ipocrisia sociale e sul prezzo della sincerità. Al centro dello spettacolo c’è Alceste, interpretato da Fausto Cabra, un uomo bramoso di sincerità intrappolato in un mondo ipocrita. Di fronte a lui, Célimène: civettuola, libera, padrona del salotto che la circonda, ma anche una ventenne spaventata dalla solitudine che sceglie, fino in fondo, sé stessa. Una figura del Seicento che parla dritto al 2026.

Le altre notizie

Le altre notizie