da un’idea di Marco Castelnuovo e Andrea Galli
regia e spazio Claudio Autelli
drammaturgia Elena C. Patacchini
con Andrea Galli, Mario Sagone e Luca Gerili
a cura di LAB121
L’assistente esprime il suo disagio per una generazione iperconnessa che oggi vive di algoritmi e vetrine, ma si sente costantemente di troppo, schiacciata dall’ansia di dover apparire e incapace di far sentire la propria voce. Attraverso la lettura di un articolo di Pier Paolo Pasolini pubblicato sul Corriere della Sera proprio alla fine del 1975, i due iniziano un viaggio negli archivi della memoria per cercare di guardare la realtà con nuovi occhi. Il racconto si sofferma su alcuni eventi tragici che hanno segnato quel decennio: l’omicidio di Sergio Ramelli, i processi pubblici e l’atroce stagione dei sequestri di persona, esemplificata dal rapimento e dalla morte di Emanuele Riboli. Nonostante il sangue versato e la crudezza evidente, Galli accende un punto di vista diverso: ricorda come quegli anni siano stati anche un momento di rilevanti conquiste civili. Vengono citate riforme epocali come il nuovo diritto di famiglia, l’abbassamento della maggiore età, la legge sull’aborto e la chiusura dei manicomi con la legge Basaglia.
La potenza straordinaria di quel periodo viene testimoniata dall’intervento video di Dacia Maraini. A partire dalle parole della grande autrice, il confronto in scena ritorna alla contemporaneità, dove la febbre collettiva degli anni Settanta sembra essersi trasformata in un residuo freddo di solitudine e indifferenza. L’assistente denuncia la condizione delle seconde generazioni e dei giovani, visti solo come oggetto di pregiudizi e propaganda, e critica un mondo anestetizzato dal digitale e dall’individualismo.
1975 si conclude con una riflessione sul ruolo del giornalismo e sul valore ancora portentoso della scrittura: un atto di resistenza che consiste nel guardare dove altri troppo spesso non guardano, impedendo che le voci e le storie del mondo scivolino nell’indifferenza e nel silenzio.