
In scena, dunque, le tappe del suo viaggio interiore. «Il reading parte dall’infanzia e dalla dissolutezza della sua giovinezza, il tempo delle tentazioni per la carne ma anche per tutti gli aspetti della vita materiale, osservando poi il cammino di ricerca della verità, dal manicheismo alla grande disputa con Sant’Ambrogio che in seguito diventerà il suo mentore».
Quali dei suoi pensieri sente più vicini? «Il monito di rientrare in se stessi e la sua riflessione sul concetto di fede, qualcosa che spesso ci sembra inaccessibile perché da una parte c’è la disillusione, dall’altra la Chiesa dove pare ci sia tutto tranne la spiritualità. Agostino ci offre un’altra prospettiva. Condividere a teatro le sue parole alleggerisce il cuore».
Un’opera molto apprezzata anche dai non credenti, anche per il concetto di volontà. «Tutti vorrebbero avere una vita più serena, ma perché non siamo in grado di far corrispondere ciò che desideriamo alle nostre azioni? Nelle parole di Agostino cerco di trovare un po’ di pace».
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