
Un monologo. Che Emanuele Trevi ha tratto da quello che è forse il romanzo simbolo della Grande Depressione (anni 30). Nato da un inchiesta sul campo dello stesso Steinbeck, una serie di articoli che documentavano le condizioni di vita di tutta una fascia di popolazione divenuta improvvisamente povera. Centinaia di migliaia di persone. Per lo più bianche, protestanti. Piegate dai cataclismi atmosferici ed espropriate delle loro fattorie. In viaggio dal Midwest verso la California, inseguendo l’illusione di qualche offerta di lavoro. «Nel monologo abbiamo deciso di approfondire l’inchiesta giornalistica – spiegava Popolizio al debutto –, quindi solo i capitoli dispari, l’epopea, l’indagine sulla situazione agraria.
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