ideazione, regia, scene e costumi Andrée Ruth Shammah
tratto da Oh Dio mio! di Anat Gov e dal Cantico dei Cantici
collaborazione alla drammaturgia Elena Nappi
con la partecipazione di Tommaso Ragno e Federica Fracassi
Si ringrazia Yarona Pinhas per le suggestioni sul Cantico dei Cantici
In occasione della XXVII Giornata Europea della Cultura Ebraica
Nella spiritualità ebraica, all’origine della Creazione e di tutto ciò che in essa è buono e bello, vi è l’amore. Un amore cercato, invocato, a volte perduto. Ma che cosa accade quando è Dio stesso a non sentirsi più amato?
Da questa domanda prende forma il percorso immaginato da Andrée Ruth Shammah, che riprende l’intuizione di Oh my God!, il testo della drammaturga israeliana Anat Gov, scomparsa nel 2012. Un Dio stanco, triste, depresso, entra nello studio di una psicanalista e le chiede aiuto: per una volta non è l’uomo a interrogare Dio, ma Dio a interrogare l’uomo, perché ha perso fiducia nell’umanità e, soprattutto, non sente più il suo amore.
Shammah intreccia parte del dramma di Anat Gov con il Cantico dei Cantici, uno dei testi più poetici delle Scritture ebraiche: il canto appassionato di due amanti che si cercano, si chiamano, si perdono e si ritrovano. Un poema d’amore che la tradizione rabbinica ha letto spesso come metafora della relazione tra Dio e il popolo ebraico. Attraverso il Cantico Dio riscopre il legame con l’uomo, e ritrova la fiducia e la speranza che aveva perduto.