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Cartellone / Teatro

Capinera

© Cristina Valla

Archivio / Teatro

Capinera

© Cristina Valla

Un progetto teatrale che va oltre la narrazione lineare, tra musica elettronica, loop vocali e un intenso lavoro corporeo.

Frutto dell’adattamento drammaturgico, a cura di Rosy Bonfiglio, del romanzo di Giovanni Verga, Capinera nasce nel 2016 e torna oggi in scena con una nuova regia in cui il tema delle gabbie – fisiche, emotive, sociali – si fa centrale, esplicito, urgente.

Maria, una giovane chiusa in convento contro la sua volontà, durante una parentesi di libertà scopre la vita, l’amore, la dualità spaventosa e al contempo affascinante dei sentimenti umani. Preda di impulsi sconosciuti, nuovi e ingovernabili, sarà costretta a tornare in convento, dove morirà di follia.

La sua storia particolare diventa voce universale, eco di tante donne attraverso epoche e confini. La sua voce si intreccia a quelle di testimoni potenti – da Alda Merini a Fabrizio De André, fino a Pegah Moshir Pour – dando vita a un coro di resistenza, dolore, desiderio e sogno, dove ogni parola vibra e ogni movimento cerca una via di fuga.