Sik-Sik. Uno spettro s’aggira tra i giovani: il nichilismo

28 Febbraio 2024

Uno spettro s’aggira tra i giovani: il nichilismo
di Angelica Ferri

Cosa succede ai giovani della società odierna? Sembra che nessuno abbia voglia di lavorare e che nessuno abbia voglia di stare al mondo. È solo come i social, la televisione, la politica vogliono dipingere lo scenario giovanile o qualcosa si nasconde fra le righe? Da dove proviene tutta questa insoddisfazione? C’è una via d’uscita dal meccanismo che rende i ragazzi sempre più sfiduciati nei confronti del futuro?

Umberto Galimberti, filosofo e psicanalista, martedì 20 febbraio ha portato luce su queste domande che rabbuiano gli animi dei ragazzi e delle loro famiglie.
La Sala Grande del Teatro Franco Parenti, attraverso le parole del professore ha potuto figurarsi davanti agli occhi la crescita di un bimbo italiano, immergendosi nella sua vita familiare, scolastica e attraversando tutti quei fragili passaggi di crescita che lo trasformano in un giovane adulto avvilito e prostrato all’idea di un futuro incerto e tempestoso.

Fin dalla prima infanzia la società martella di negatività e trascuratezza la vita dei più piccoli: genitori troppo impegnati dal lavoro e dai problemi per poter ascoltare o passare tempo con i propri figli, scuole che cercano solo una patologia e un’etichetta come soluzione ad ogni difficoltà, professori e maestri che sacrificano il loro ruolo di educatori, schiacciandolo sotto l’istituzionale incarico di dispensatori di nozioni.

Frutto indesiderato di tutta questa inconsapevole noncuranza è l’instabilità e la fragilità sempre più prorompente nei giovani, ma allora le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo. Ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti, ma il desiderio che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa, perché mancano scopi e motivazioni.

Al futuro dei giovani «manca il fine», per cui non è una certezza, ma si offre come un paesaggio imprevedibile che, oltre a non motivare, paralizza l’iniziativa e spegne l’entusiasmo tipico della giovinezza. E inoltre: «manca la risposta al “perché?”» motore della vita di ogni essere umano e forza che impedisce di essere schiacciati da una soffocante insignificanza sociale.

Nello scenario disegnato dal professor Galimberti quindi risuonano allarmanti le contraddizioni che attraversano lo sviluppo degli individui, che li rendono, loro malgrado, impermeabili all’urgenza di un cambio di passo richiesto dal vivere comunitario.
Il grido disperato di una richiesta di cambiamento si alza e risuona lungamente attraverso gli applausi che riempiono tutta la sala e il desiderio di rinnovamento, al termine della serata, si percepisce nel chiacchiericcio degli spettatori, scossi dalla realtà denunciata ma consapevoli che il mutamento del sistema parte da ognuno.

 

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