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Cartellone 2025 - 2026 / Teatro

Cuore di cactus Date: 25 Maggio 2026

Cartellone 2025 - 2026 / Teatro

Cuore di cactus Date: 25 Maggio 2026

Il 23 Maggio 1992 segna uno spartiacque: l’Italia comprende che restare neutrali non è più possibile.

Da "Cuore di cactus" di Antonio Calabrò nasce oltre dieci anni fa uno spettacolo che intreccia memoria personale e storia collettiva, emozione e ragione critica.

Fausto Russo Alesi, attraversa come in un “diario in pubblico” le ferite e le contraddizioni della Sicilia. Ricostruendo la lezione civile e giornalistica del quotidiano L’Ora, racconta le due anime di una terra amata e difficile: quella viva e luminosa e quella ferita, malata, soffocata. Nel viaggio affiorano temi che appartengono a tutti: mafia e antimafia, lavoro e non lavoro, informazione autentica, formazione, maestri, scelte morali.

Al centro resta una domanda bruciante: quando i confini della propria terra impediscono di volare, bisogna fuggire altrove o trovare il coraggio di restare?

Un racconto intimo e politico insieme, che trasforma la Sicilia in un simbolo universale e ci invita a non arrenderci all’impotenza, cercando ancora parole capaci di far vivere e di aprire strade di rinnovamento.

ANCORA PER UNA SERA

Ancora una volta qui…. Ancora per una sera…un’altra sera di bilanci e di ricordi. Ancora qui per una sera che non dimentica il 23 Maggio del 1992, quel tragico giorno che segna uno spartiacque: l’Italia comprende che restare neutrali non è più possibile.

Questo spettacolo che riproponiamo in forma di lettura, nasceva 13 anni fa da un’intuizione di Andrée Ruth Shammah che mi propose di provare a costruirne un mio punto di vista. Io ne fui subito conquistato e iniziai a dialogare con Antonio Calabrò, con le sue parole e con la sua storia di giornalista e di quel grande giornale che è stato L’Ora (purtroppo chiuso da più di 30 anni), con il suo vissuto di siciliano ma anche, con tutte le differenze, con il mio. Un incontro emozionante!

Cuore di cactus è un diario in pubblico, la voglia di pensare, di esporsi, di riconoscere e riconoscersi e di farlo insieme a chi ascolta. La storia che racconta Antonio Calabrò è personale ma è anche collettiva: quarant’anni di Storia italiana, le nostre radici, l’esigenza della formazione, l’importanza dei Maestri, la necessità di un’informazione autentica e la voglia di lottare per un mondo più umano e che si opponga ad ogni forma di distruzione. E da qui la domanda che accende il conflitto di tutta la narrazione: partire o restare?
Rileggere Cuore di cactus oggi, vuol dire per me, ancora una volta, continuare a fare i conti col passato, vuol dire non rinunciare al nostro contributo a cercare bellezza in un dialogo serrato tra pubblico e privato, un dialogo dove il potere delle parole sia capace di sprigionare emozioni, riscatti, responsabilità, empatia e civiltà. Far rivivere le parole di Cuore di cactus e di Antonio Calabrò, ancora per una sera, accompagnato dalla partitura musicale di Giovanni Vitaletti, riascoltare le sue istanze, è ancora oggi un atto d’amore nei confronti della mia terra piena di contraddizioni. Ed è metaforicamente parlare di una Sicilia come un Sud universale, sapendo bene che le malattie sono di un intero paese e che il bisogno di costruire, è un sentimento e un diritto profondo che deve passare dalla consapevolezza.

Fausto Russo Alesi

25 Maggio 2026

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