Cartellone 2025 - 2026 / Teatro

Sangue Nostro • 2 Aprile 2026

Cartellone 2025 - 2026 / Teatro

Sangue Nostro • 2 Aprile 2026

"Uno spettacolo essenziale, quanto immediato e necessario".

"Un atto di memoria e di resistenza civile che invita a riflettere sulle conseguenze profonde della violenza mafiosa e sul coraggio di chi sceglie di trasformare il dolore in impegno".

Il 2 Aprile 1985 alle 8.35 del mattino un’autobomba esplode a Pizzolungo, vicino Trapani. Il bersaglio è il giudice Carlo Palermo. Ma a pagarne il prezzo sono due fratellini, Giuseppe e Salvatore, e la loro mamma Barbara.

Lo spettacolo racconta l’incontro reale, anni dopo, tra Margherita Asta, sorella dei bambini uccisi, e il giudice Carlo Palermo. Un incontro in cui il dolore, la memoria e la forza di ricominciare si intrecciano, rivelando quanto la vita possa sorprendere anche nelle circostanze più drammatiche. È la storia di una bambina che, dopo aver perso gli affetti più cari per mano di un attentato mafioso, ha ritrovato il coraggio di ripartire.

In questo momento storico, l’esempio di persone che incarnano resilienza e speranza arricchisce la nostra visione della realtà e rinnova il valore della memoria condivisa. Conoscere la storia di Margherita vuole dire conoscere la forza di una donna: una determinazione così potente da farle superare questa orribile tragedia coltivando, nella sua vita adulta, l’amore e la memoria.

Il fenomeno mafioso riguarda tutti. È "sangue nostro". Non può più essere considerato circoscritto a determinate categorie di persone, mentre altre vivono in apparente tranquillità.

Racconta un incontro di perdono e di rinascita: alti valori umani e sociali, che vogliamo trasmettere alle nostre studentesse e ai nostri studenti. Inoltre, lo spettacolo, inserito a pieno titolo nei progetti di riflessione sui problemi del fenomeno mafioso, contribuisce a sensibilizzare sul fatto che la criminalità è un fenomeno che riguarda tutti.

– il Resto del Carlino


La recitazione di Coniglio non esita nel portare in scena un personaggio di Palermo che risulta costruito con attenta pertinenza alla realtà, mettendone in risalto anche gli aspetti più ruvidi. L’espressione del senso di colpa, che resta intimo e imperscrutabile, lascia il posto all’immagine dell’uomo che condivide con Margherita il dolore per l’assenza di risposte, ma che, a differenza della donna, sente sul collo il fiato di chi, pur spartendo le responsabilità con gli autori materiali dei fatti, ancora, impunemente indossa il vessillo delle istituzioni. […] Uno spettacolo essenziale, quanto immediato e necessario.

– Antonio Mazzuca, gufetto.press

2 Aprile 2026

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