
Prima avvertenza: lo spettacolo è consigliato ai maggiori di 16 anni. Non è per animi ipersensibili Con la carabina. Perché parla di stupro e vendetta e lo fa senza compromessi, a distanza ravvicinata con gli spettatori, in uno spazio claustrofobico da cui si potrebbe avere l’impulso di fuggire via. L’allestimento, vincitore di due premi Ubu nel 2022 — alla regia di Licia Lanera e al testo della francese Pauline Peyrade, giovane autrice classe 1986, giudicato migliore drammaturgia straniera — arriva al Franco Parenti, nello spazio ristretto della Sala Tre, da stasera al 12 febbraio, ed è un pugno nello stomaco.
La trama prende spunto da un fatto di cronaca. Una ragazzina di undici anni viene stuprata da un amico del fratello più grande, ma il tribunale la giudicherà consenziente e assolverà il colpevole. La pièce si immagina però anche un dopo: diventata adulta, la donna cercherà il suo stupratore per vendicarsi, in una seconda esplosione di violenza che ribalta la situazione.
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