
Milano, 16 gennaio 1973. A due passi da Porta Romana, all epoca ancora rione popolare, quello «delle ragazzine che te la danno, prima la buonasera e poi la mano», come canta Nanni Svampa, c è un gran fermento. È “la Milano che conta”, riferiscono le cronache, accorsa per l inaugurazione di un nuovo teatro. Va in scena L’Ambleto, magnifica variazione shakespeariana firmata Giovanni Testori, Franco Parenti protagonista, Andrée Ruth Shammah, allora venticinquenne, alla regia: un cattolico irregolare più volte censurato, un comunista dissidente, una giovane ebrea indocile. Con loro ci sono anche il critico e filologo Dante Isella, che ha elevato la cultura lombarda e dialettale a canone della letteratura, e Gian Maurizio Fercioni, scenografo e maestro tatuatore.
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