1972 - 2022 Cinquant’anni del Parenti
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Sik-Sik. Il nodo: intervista ad Arianna Scommegna

© Azzurra Primavera
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Il nodo che blocca, spezza: intervista ad Arianna Scommegna

di Chiara Narciso

La scena si apre mostrando nove banchetti verdi disposti in modo simmetrico sutre file. La scenografia richiama alla mente dello spettatore i momenti vissuti da ciascuno di noi inquel periodo, spesso turbolento, che riconduce agli anni delle scuole medie.In piedi, vicino a uno dei banchi, si trova un’insegnante turbata e indaffarata, interpretata da Arianna Scommegna. L’equilibrio della scena viene spezzato dall’arrivo di Ambra Angiolini nel ruolo di una madre confusa e sconvolta, alla ricerca di un chiarimento necessario per capire le ragioni della sospensione di suo figlio. Solo in seguito la sala diviene consapevole che la nota della preside di cui si sta parlando, scritta su un foglio di carta, è un pretesto a cui si aggrappa la madre del ragazzino:non è chiaro se lui sia il bullo o in realtà una vittima di questo fenomeno. Il nodo, scritto da Johnna Adams, in scena al Teatro Franco Parenti con la regia di Serena Sinigallia, racconta, attraverso due personaggi simbolo di istituzioni quali la famiglia e la scuola, la vita del giovane Gidion. Il ragazzino, protagonista che mai appare sul palcoscenico, è colui che ha subito la sospensione ed è fonte di discussione tra le due donne. Sua madre e la sua insegnante si confrontano tra loro e con i segreti del mondo dell’adolescenza sul ruolo del bullismo. Questo fenomeno coinvolge Gidion e anche un altro ragazzo della scuola, travolgendo entrambi in un turbinio di eventi e situazioni che vanno dalle molestie all’innamoramento per il compagno di classe.
Arianna Scommegna, in scena nel ruolo di Heather Clark, interpreta una delle insegnanti di Gidion, figura rappresentativa dell’intera istituzione scolastica. È stato possibile confrontarmi con l’artista per indagare la sua percezione delle tematiche trattate, il significato del suo ruolo e la condivisione dell’analisi di una storia che affonda le radici delle sue colpe in un soggetto collettivo.

Il nodo è il titolo dello spettacolo: cosa rappresenta per lei questa parola?
Descrive proprio la difficoltà relazionale esistente tra l’istituzione familiare e quella scolastica. Costituisce un grumo impossibile da sciogliere. Rappresenta la problematicità relativaal riuscire a parlarsi liberamente, al poter trovare una storia comune, un viaggio condiviso. Il nodo è l’elemento che si inceppa nella linea della comunicazione. Le relazioni umane sono caratterizzate da flussi e legami che, a tratti, possono interrompersi: come se qualcosa improvvisamente potesse impedire lo scorrere regolare.Questo, per me, è il non fluire della relazione, un blocco che impedisce anche di respirare: è come se chiudesse un canale interrompendo la comunicazione. Questo nodo rende impossibileanche la capacità di trasformarsi perché, al di là delle responsabilità e delle colpe, quello che bisogna cercare di fare di fronte ai problemi della vita è, affrontandoli, rinnovarsi.

Alcune testate hanno definito lo spettacolo “doloroso”, qual è la sua opinione a riguardo? Lo avrebbe definito in altro modo?
Sono abbastanza d’accordo con questa definizione. Non essendoci uno scioglimento del nodo di cui si parla, perdurasolo l’aspetto doloroso di questa relazione. Non c’è un lieto fine. Rimane una forte incomprensione, un bisogno incessante di darsi la colpa a vicenda. Le due protagoniste alla fine si abbracciano, questo gesto però non aiuta lo scioglimento, è un momento carico emotivamente che tuttavia non permette ai personaggi di modificare la propria traiettoria. La vita non deve negare la presenza diproblemi, ma si traduce nel come ciascuno affronta le difficoltà. Il dolore più grande è quando gli ostacoli rimangono solo talie non si trasformanoin opportunità utili per scoprire la realtà. Il figlio vive un dilemma interiore relativo ai diversi aspetti, a tratti mostruosi, che caratterizzano la sua personalità: questa situazione poteva essere un’opportunità, sia per l’insegnante che per la madre, di scoprire qualcosa di lui. Invece l’occasione è stata sprecata: lui si è ucciso prima che si potessero affrontare e tentare di risolvere i suoi drammi. Come accade nello spettacolo, non esistono segnali chiari di questa intenzione, ma una maggiore attenzione e cura nei confronti di Gidion avrebbe potuto evitare la tragedia. Un giovane che si suicida è un fallimento totale per tutti, per i genitori, per la società.

La tematica del bullismo diventa sempre più rilevante nelle sue varie forme. Quale percezione del fenomeno ha ricavato alla luce di questo spettacolo?
Dal mio punto di vista, il bullismo rappresenta la punta dell’iceberg di un problema molto più ampio. Affrontare unicamente questo aspetto risulterebbe superficiale perché dietro si celanoquestioni più ampie e complesse. Nelle dinamiche note a tutti risultano evidenti azioni violente compiute nei confronti di una persona che appare più debole, ma può anche succedere che, il bullo stesso, sia stato vittima precedentemente di comportamenti equivalenti. Leggo tutto ciò vedendoci un paragone con la febbre: bisogna capire il perché del suo manifestarsi, è giusto provare ad abbassarla ma è necessario, soprattutto, comprendereda cosa deriva. Allo stesso modo, punendo solo il diretto responsabile degli atti di bullismo non si risolve molto, almeno penso.

Immagino che l’interpretazione di ogni personaggio le regali qualcosa durante percorso compiuto per crearlo.Cosa le ha lasciatoHeather in questo spettacolo?
È stato un bellissimo viaggio: immergermi in questo personaggio mi ha permesso di spostare il mio punto di vista perché, essendo io una mamma, ho sempre guardato la questione solo da questa prospettiva. Credo che tutti dovrebbero esercitarsi nella vita a cambiare punto di vista perché ti permette di vedere anche i tuoi problemi con uno sguardo più ampio.

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