Sik-Sik. «Il sogno di una cosa»: una rilettura di Pasolini

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«Il sogno di una cosa»: una rilettura di Pasolini

a cura di Mattia Rizzi

Quando Pasolini lesse dall’amico Fortini la citazione di Marx «il sogno di una cosa», ne rimase a tal punto «fulminato» da sceglierla come titolo per la versione definitiva del suo primo romanzo, scritto tra il 1949 e il 1950, ma uscito per Garzanti solo nel 1962. In occasione del centenario della nascita del poeta corsaro, Elio Germano e Teho Teardo hanno proposto una rilettura de Il sogno di una cosa ai Bagni Misteriosi.

«Nei giorni della speranza», in cui «la guerra pareva lontana» e per la gioventù «cominciava la vita», tre ragazzi friulani decidono di emigrare all’estero in cerca di lavoro. Due di loro scelgono la Jugoslavia, inseguendo il sogno dell’utopia comunista. Tornati in Italia, dopo aver patito la fame e la miseria, vengono coinvolti nelle manifestazioni di lotta dei braccianti, il cui esito negativo riporterà il loro paese a un naturale immobilismo.

Pasolini, recuperando un reale episodio di rivendicazione contadina, aveva tratteggiato il suo Friuli in un romanzo corale. Germano si fa ora evocatore delle vicende friulane attraverso una potente lettura scenica. Seduto a un tavolo, in posizione sopraelevata e distante dal pubblico, ripercorre le storie disperate della gioventù del dopoguerra italiano, che era in cerca di un mondo libero e luminoso. Ma il vero protagonista di questo spettacolo statico è il suono: Germano è infatti solo il narratore delle vicende. Le voci registrate dei protagonisti del romanzo riempiono l’arena dei Bagni Misteriosi e si mescolano alle melodie degli strumenti e ai suoni che Teardo, originario del Friuli, racconta di aver recuperato personalmente. Tra il materiale impiegato ci sono infatti anche alcune canzoni tradizionali, il cui testo tradisce la volontà di ricercare la serenità nelle piccole cose.

L’esperimento, che parte in sordina e prosegue coinvolgendo il pubblico in un crescendo di tensione, cerca di restituire un’idea vivida di quel mondo fatto di speranza e di miseria, il cui sogno – come ha scritto Enzo Siciliano – «era la speranza nella palingenesi sociale, tenuta dagli uomini sotto l’ala della coscienza con pudore e fatica». Quando però la propria fede politica e le aspirazioni personali si scontrano con la realtà borghese, anche il sogno di rinnovamento si fa più rado e alla fine dello spettacolo svanisce come le melodie che lo hanno animato. Sullo sfondo resta solamente il frinire delle cicale di una sera d’estate.

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