Sik-Sik. Un tram che si chiama desiderio

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di Alessia Trovato

Pier Luigi Pizzi dirige il capolavoro scritto dal drammaturgo statunitense Tennessee Williams. Un tram che si chiama desiderio è considerata una delle migliori opere teatrali del XX secolo, grazie alla quale il suo autore ha ottenuto il premio Pulitzer per la drammaturgia nel 1948.

Un tram che si chiama desiderio nel 1951 alzò il velo su temi quali l’omosessualità, il sesso, il disagio mentale, la famiglia come luogo di violenza, il maschilismo, il maltrattamento delle donne, l’ipocrisia sociale.

Lo spettacolo è in scena al Teatro Franco Parenti a Milano dal 16 al 27 febbraio 2022: Mariangela D’Abbraccio interpreta il ruolo di Blanche Du Bois, vedova di un marito omosessuale, alcolizzata, vittima del cognato. Tutte le tragiche situazioni da lei vissute la porteranno poi a precipitare nella pazzia. Nel ruolo di Stanley Kowalski, che fu di Marlon Brando e che lo rese celebre, vediamo Daniele Pecci.

Il dramma è ambientato nella New Orleans degli anni Quaranta: Stanley e Stella Du Bois sono una giovane coppia animata dalla passione e, nonostante i modi burberi di Stanley, vivono insieme la quotidianità felici, stanno inoltre aspettando un bambino che li unirà ancor di più. Dopo il pignoramento della casa di famiglia Du Bois, Blanche, sorella di Stella, si trasferisce a casa della coppia, compromettendo così il loro equilibrio familiare. I due rischieranno la rottura, specie per l’incapacità di Stella di riuscire ad accettare il destino dell’amata sorella, il cui crollo psicologico è causato anche dalle pressioni esercitate su di lei da Stanley. Blanche nasconde dentro di sé svariati lati oscuri che emergono nel corso della sua permanenza a casa della sorella, fino al punto di esplodere in una delirante pazzia. La protagonista viene infine scortata in manicomio da un medico chiamato dalla stessa Stella, che finalmente si renderà contro dell’instabilità della sorella.

Diversi aspetti estremante interessanti caratterizzano questa produzione firmata GITIESSE: l’interpretazione veicolata dall’adattamento di Pier Luigi Pizzi mette in evidenza il capovolgimento che travolge le vicende e i personaggi creati da Williams. Inizialmente, Blanche appare come il personaggio più ordinario tra tutti, si mostra come una persona posata e stabile. Al contrario, Stanley e Stella e i loro amici conducono una vita all’insegna del gioco d’azzardo e dell’alcol.

La violenza di Stanley è molto forte e determina un impatto significativo sul pubblico, risalta spiccatamente la figura dell’uomo aggressivo e maschilista: “Non dico mai alle donne che sono belle. Lo sono già da sé. Non hanno bisogno di sentirselo dire da me.”. È irruento e violento con Stella, anche se lei lo giustifica costantemente, subendo e sopportando con muta rassegnazione le malversazioni del marito. Tema purtroppo attualissimo quello della violenza sulle donne, che si delinea attraverso la crudezza dei toni di Stanley. Il suo personaggio risulta estremamente realistico e il pubblico percepisce chiaramente il peso della violenza da lui riversata sulla moglie e sui suoi rapporti in generale. A teatro il dolore e la disperazione riescono a risultare più veri, pur nella consapevolezza del loro essere “finti” perché rappresentati: si sentono e si percepiscono realmente.

Blanche è un personaggio terribilmente complesso, costruito e strutturato, risulta difficile da comprendere: “Dal dolore nasce la sincerità.” dice lei stessa in modo significativo, comunicando così al pubblico la sua profonda sofferenza. È dipendente dall’alcol e inoltre dichiara, dopo molte reticenze, di essere vedova di un marito omossessuale. Blanche cerca di apparire come una donna altolocata, piena di abiti e beni di lusso, ma la sua integrità morale è compromessa, ha la consapevolezza di non essere vera e sincera, è costruita sin dall’inizio. E Lo dichiara apertamente: “A me non piace la realtà.” Inoltre, si comprende come sia sull’orlo del precipizio nel momento in cui ripete: “Chi trova lo scoglio non torna più a galla…”. Lei stessa è al contempo vittima e carnefice di un passato traumatico che ritorna a galla. Cerca, fallendo, di creare una relazione con Mitch, amico di Stanley. Però il violento rapporto che si innesca con il marito di Stella ha sventurate conseguenze. La pazzia della protagonista emerge attraverso un climax crescente per tutta la durata dello spettacolo e, alla fine, la donna si scopre inequivocabilmente per quella che è realmente.

La scenografia ritrae la realtà in modo realistico e significativo, le luci in particolare scandiscono e accompagnano l’andamento drammatico. In particolare, ricreano un’atmosfera bohémienne ma aiutano anche a nascondere l’età di Blanche che non vuole svelarsi per quella che è.

Un capolavoro attualissimo intenso rivive in scena e trasmette forti sensazioni ed emozioni al pubblico, che non può uscire dalla sala privo di spunti significativi su cui riflettere.

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