Cartellone 2025 - 2026 / Teatro
Le vacanze dei signori Lagonìa Date: 19 - 31 Maggio 2026
© Arianna Del Grosso
Cartellone 2025 - 2026 / Teatro
Le vacanze dei signori Lagonìa Date: 19 - 31 Maggio 2026
© Arianna Del Grosso
scritto da Francesco Colella e Francesco Lagi
con Francesco Colella e Giovanni Ludeno
regia Francesco Lagi
disegno luci Martin Emanuel Palma e Gianluca Di Meo
disegno suono Giuseppe D’Amato
scenografia Salvo Ingala
costumi Sara Fanelli
uno spettacolo di Teatrodilina
produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi
Umorismo surreale e dolcezza disarmante per raccontare il matrimonio dei signori Lagonìa, tra risate improvvise, silenzi poetici e piccoli drammi quotidiani.
Marito e moglie guardano dalla spiaggia le onde che si arrotolano in mare mentre si srotolano i loro pensieri. Lei è condannata all’immobilità come una Winnie di Giorni Felici, lui è devoto, stanco, attraversato da picchi di follia e silenzi poetici: nessuno dei due è nato per dare voce ai sentimenti in modo intonato.
Al limite tra commedia e dramma tragico, la pièce commuove per la sincerità nuda dei personaggi, per la semplicità evocativa della scena. La recitazione non eccede mai, ma resta intima e raccolta.
– Silvia Torani, PAC
Poesia e ironia si mescolano in maniera tale da lasciare gli spettatori quasi sballottati, se non ancora sognanti o calati in una intensa riflessione su quell’estremo lembo di vita al quale stremati e reietti ci si avvinghia con tutta la grandezza delle piccole cose.
– Ester Formato, Paneacquaculture
I silenzi, gli sguardi, la gestualità dei due protagonisti rendono palpabile la grande intimità che si può creare in una coppia amabilmente consumata. Anche se rappresentata da due uomini.
– Serena Falconieri, Agendadelteatro
Lagonìa è il malinconico saluto di un sorriso ormai ingiallito.
– Lucia Medri, Teatro&Critica
Ogni risata nasconde una tragedia e ogni tragedia una risata: è una montagna russa che non dà pace, che non lascia mai il tempo di riprendere fiato.
– Cecilia Cerasaro, theatronduepuntozero
Racconta con tenerezza e garbo una storia di ordinaria emarginazione, come purtroppo ce ne sono tante nascoste nelle nostre città. Ma colpisce soprattutto l’abilità di descrivere la semplicità dei sentimenti migliori, l’intimità che si viene a creare tra due persone che sono state sposate a lungo, che si amano nell’unico, vero modo possibile: quello in cui ci si accetta per ciò che si è, inevitabili difetti inclusi.
– Massimo Brignadì, Cahiers des arts
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