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© Laila Pozzo
Cartellone 2025 - 2026 / TeatroLa Grande Età, insieme

Visite • 10 - 23 Aprile 2026

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Vita, morte e amore in un girotondo di coppie, dalla gioventù alla vecchiaia.

I Gordi, compagnia residente al Parenti, tornano in scena con Visite, spettacolo cult che si affida al gesto, ai corpi – con e senza maschere –, a una parola-suono scarna ed essenziale che supera le barriere linguistiche, alla potenza e all’espressività dei volti di cartapesta.

Ispirato al mito di Filemone e Bauci di Ovidio, la pièce indaga la metamorfosi come segno del tempo, come sguardo sul mondo, come necessità vitale e dinamica scenica. Con un linguaggio originale, racconta una storia semplice e comune, per cogliere, se possibile, il fondo mitico della quotidianità che ci è vicina.

Tutto accade in una camera da letto, luogo intimo, aperto e appartato che contiene il tempo che passa, le stagioni della vita, i gesti quotidiani che diventano rituali, le visite degli amici, dei ricordi, dei sogni e la visita come ultimo, possibile, atto di resistenza.

Con o senza maschere, i sei fantastici attori del Teatro dei Gordi diretto da Riccardo Pippa studiano la seduzione di gesti e sguardi, il corpo in corsa «contro» la parola sedentaria (viene in mente «Giganti della montagna» di Strehler). Prima tutti si agitano nel fulgore speranzoso e ripetitivo della giovinezza, immersi in una globale sensualità collettiva, poi si raccolgono in capricci di caramelle accanto a devoti assistenti, sempre in camera, ormai mascherati da vecchi rugosi ma dentro mantenendo l’incoscienza della promessa eternità. Occhieggiano gli ospitali Filemone e Bauci, il cui mito è ispiratore ed è inutile dire quanto tutto ciò sia condiviso, specie con la magia di un teatro «misto» dove i sentimenti sono al comando di una poetica che coglie nel quotidiano una porzione di eternità.

– Magda Poli, Il Corriere della Sera


Non si registrano molte novità giovanili nel teatro milanese, ma una piacevole eccezione c’è e dunque va segnalata subito. Visite racconta con humour di vita, morte, amore, seguendo un girotondo di coppie, dalla gioventù alla vecchiaia ma in modo poco ortodosso. Non si tratta della consueta, e spesso pedante, drammaturgia contemporanea, ma di una raffinata macchina delle emozioni intorno a un letto, senza parole, solo col linguaggio del corpo dell’attore e della maschera, intrecciato alla musica, alle interazioni con gli altri, alla cura del dettaglio, che amplia lo spazio percettivo dello spettatore. Il pubblico è entusiasta. Una vera scoperta.

– Anna Bandettini, la Repubblica


È uno spettacolo che scardina gli stereotipi sulle nuove generazioni, accusate di essere restie al sapere, disinteressate a una visione complessa dell’esistenza e, soprattutto, vittime della rivoluzione tecnologica con la sua banalizzazione del reale. Non dura poco, questo “balletto della vecchiaia”, cosa che ci costringe a viverlo anche noi; pian piano, ci sentiamo meno minacciati e riusciamo a cogliere l’ironia, nelle azioni all’apparenza vuote degli anziani, e poi l’intensa dolcezza che sprigiona dalla loro condizione ammalorata; fino al finale, un piccolo capolavoro che ovviamente non sveliamo.

– Michele Weiss, Il Sole 24 ore

10 - 23 Aprile 2026

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