
Il cinema lo ha abbondantemente saccheggiato, approfittando del suo lussureggiante immaginario, punta massima del genere gotico con tutto l’arsenale di simboli e derivazioni: letture filologiche, rivisitazioni ardite, trasposizioni contemporanee e parecchie parodie. Murnau e il suo Nosferatu nel 1922 e Tod Browning con l’iconico Bela Lugosi nel 1931, i primi, e poi via, lungo tutto il ‘900 su grande schermo: Cristopher Lee, indimenticabile, Roman Polanski con Per favore non mordermi sul collo, la coppia Wener Herzog /Klaus Kinski, Quentin Tarantino con Dal tramonto all’alba, Abel Ferrara con The addiction, Neil Jordan con Intervista con il vampiro, il recente SoZo gli amanti sopravvivono di Jim Jarmush, per non parlare del sontuoso Dracula di Bram Stocker di Francis Ford Coppola, che dal titolo dichiara assoluta fedeltà al romanzo capostipite del genere vampiresco. Molto meno frequentato, invece, dal teatro, benché lo stesso Stoker ne avesse tratto una pièce (e dopo di lui anche Hamilton Dean). Qualche ragione forse ci sarà.
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