
Se unintervista è un furto di parole, Andrée Ruth Shammah è un forziere spalancato, sguarnito, generoso di lingotti di memoria. Resta quasi senza voce dopo un inesausto saltellare in avanti e allindietro nel tempo, tra ricordi e progetti, le origini e gli orizzonti del Teatro Franco Parenti. Si chiamava Salone Pier Lombardo al momento della fondazione: era il 1972, saranno cinquantanni tra pochi giorni. Dai suoi palcoscenici, perché della pluralità degli angoli espressivi ne ha fatto una bandiera, sono passati Eduardo De Filippo, Peter Brook, Robert Wilson e altri titani delle scene. 0 Isabella Ferrari, Antonio Albanese, Gioele Dix. Poi il sipario si è allargato, si è aperto a corsi, dibattiti, laboratori, presentazioni, musica e danza, un distretto dedicato al design. Ha recuperato una piscina in abbandono, proprio lì accanto al troncone principale, trasformandola in una spiaggia cittadina destate, una pista di pattinaggio sul ghiaccio in inverno, un altro proscenio allaria aperta: il teatro diffuso, oltre se stesso, sempre punto di riferimento e dincontro, anima viva e creativa. Come la sua direttrice artistica, talentuosa regista, instancabile tessitrice dincanti e possibilità.
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