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Scena dello spettacolo Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo.

Cartellone 2025 - 2026 / Teatro

Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo Date: 8 - 12 Aprile 2026

© Mario Spada

Cartellone 2025 - 2026 / Teatro

Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo Date: 8 - 12 Aprile 2026

Scena dello spettacolo Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo.
Scena dello spettacolo Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo.

© Mario Spada

Tra teatro e musica, Mario Martone dirige la sinfonia di un’anima a pezzi.

Protagonista il folgorante e caustico Lino Musella, tra i volti della serie Portobello di Marco Bellocchio e già diretto al cinema da registi come lo stesso Martone, Roberto Andò, Paolo Sorrentino, Valerio Mastandrea e i fratelli D’Innocenzo.

In una stanza, campo di battaglia affettiva, un compositore in canottiera e pantaloncini si aggira come un Prospero decadente tra strumenti musicali, memorie e rancori. E dialoga con i fantasmi della sua vita trasformati in archi: la madre instabile-violino, la moglie semi anaffettiva-viola, la sfarfalleggiante figlia-violoncello, l’amico-contrabbasso.

Il testo visionario riflette lo stile inconfondibile di Fabrizia Ramondino, autrice napoletana che dopo Morte di un matematico napoletano, ha portato nel teatro la sua scrittura colta, complessa e profondamente politica. Mario Martone, regista e suo complice storico, firma una regia essenziale creando una “camera d’ascolto” del ricordo per un viaggio profondo nella solitudine contemporanea.

Una sonata interiore capace di rappresentare la vita, la memoria e il tempo che passa, travolgendo il pubblico con forza e poesia.

Uno strepitoso Lino Musella, con la bacchetta di un direttore d’orchestra, rievoca e dirige i fantasmi del suo inconscio, i componenti della sua ingombrante famiglia. […]. Un artista che concepisce l’arte come atto di libertà e ribellione, ma resta figlio di un’aristocrazia decadente che affoga nella noia dei privilegi. […] Una riflessione che esonda sull’incomunicabilità affettiva, morale e artistica. 

– Hystrio


Stupisce proprio per la somma delle sue parti. Dal lavoro filologico di Mario Martone e Ippolita di Majo, alla scelta – giustissima – degli attori, e in più luci, scene, oggetti, musiche, tutto sembra far parte di un’unica entità. Allo stupore s’aggiunge la gioia di vedere Fabrizia Ramondino così, lei che è tutt’oggi un quartiere o un continente inesplorato.

– Alessio Forgione, Corriere del Mezzogiorno


La regia di Martone riesce a valorizzare in pieno un’opera intensa e profonda nell’insieme, che pone questioni angoscianti certo, ma ineludibili: più le mettiamo da parte, più ci precipitiamo dentro.

– il manifesto


Martone mette in scena questo testo con straordinario rigore, equilibrio, lucidità. E d’altra parte questa “Stanza” è quanto di più vicino a una dichiarazione di poetica. Un “teatro della mente” come lo ha definito lo stesso Martone (proiezioni mentali sono anche i personaggi con cui si relaziona il Compositore). Bravi tutti gli interpreti, ma solo un attore strepitoso come Lino Musella poteva restituire in tutta la sua concretezza un teatro così astratto, poteva esprimere cioè il modo in cui “quando si esaspera l’anima si arriva al corpo”.

– Fabrizio Coscia, Il Mattino

8 - 12 Aprile 2026

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