
Ma in scena c è solo lei Maria, che si strugge nell’attesa di sapere che ne sarà del figlio mentre dice tutto il suo strazio in una lingua scorretta e incontinente, raccontando una vita ai margini che più che riscatto cerca redenzione. Sono le parole di una donna del popolo che ha conosciuto gli anfratti più disgraziati della condizione umana ma è prima di tutto madre al cospetto del più immenso e insostenibile dei dolori. Una madonna dei bassifondi prelevata dal Medioevo di Jacopone da Todi per essere calata in una periferia contemporanea dalla quale alzare la sua invettiva che si fa preghiera in “un oratorio per voce sola”, come recita il sottotitolo di Stabat Mater, primo dei Quattro atti profani di Antonio Tarantino. Sicuramente uno dei testi più rappresentati dell’autore scomparso nel 2020 dopo aver impresso uno dei segni più indelebili alla drammaturgia italiana degli ultimi decenni.
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