
L’attore tra i volti del Portobello di Bellocchio affronta il testo di Ramondino: «Il teatro è l’unico luogo dove è possibile convocare nel reale i non vivi»
A TU PER TU Il talento è enorme. D’accordo. Ma c’è una cosa che Lino Musella ha capito meglio di altri: che la potenza è nulla senza controllo. Che poi vuol dire studiare, indagare, fare le scelte giuste. A teatro non è certo una sorpresa. Ma da alcuni anni è il cinema che lo ha accolto. Con il botto. Prima Gomorra. Poi Sorrentino, i D’Innocenzo, Andò, Pupi Avati. Bellocchio l’ha voluto per il suo Portobello.
Mentre sul palco è Martone che torna a dirigerlo in «Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo», dall’8 al 12 aprile al Franco Parenti. Testo di Fabrizia Ramondino, in scena con lui ci sono Iaia Forte, Tania Garribba, Giorgio Pinto, India Santella, Matteo De Luca. Interno visionario. Dove un musicista dialoga con i suoi fantasmi. Della vita e dell’arte.