
Costanza e Domenico sono una coppia ultrasessantenne «separata di fatto ma non troppo» che dialoga sulla vecchiaia che avanza. Lei: «Ma è possibile che non ci interessiamo più di nulla, ci accontentiamo di qualche manifestazione per la pace, di fare la raccolta differenziata e di pagare le tasse senza fare i furbetti? Perché siamo ridotti così?». Lui, pigro e critico, l’ascolta ma alla fine la segue nel suo progetto: ripescare i vecchi amici e, con i nuovi, andare a vivere in una grande casa dove affrontare la Grande Età con complicità e ironia.
Paolo Hendel e Lucia Vasini sono i protagonisti de «Il Terzo Tempo», commedia ispirata all’omonimo romanzo di Lidia Ravera, autrice della drammaturgia con Emanuela Giordano, anche regista. In scena, tra un valzer e uno swing, ci sono anche Matteo, scrittore in crisi ancorato alle convenzioni (Marco Mavaracchio), e Dolores (Viola Lucio), in cerca di un rifugio per il figlio neonato Pepito.
Paolo Hendel, cosa ci può anticipare di questa coppia, separata ma non troppo? «Domenico e Costanza vivono in due appartamenti sullo stesso piano, si telefonano quasi tutti i giorni e ogni martedì sono a cena al solito ristorante. Domenico è interessato al menu e propone piatti, Costanza risponde con le sue filosofiche riflessioni sulla vita e andiamo avanti così, tra una battuta e una riflessione, fino al lieto fine. È una commedia molto divertente e rigorosa: non ho mai fatto così tanti giorni di prove in vita mia!».
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