
Quando un romanzo viene rappresentato in teatro, i suoi personaggi rivivono con voce e corpo nella finzione del palcoscenico; così il lettore, divenuto spettatore, può trattenere meglio nella memoria — o chiarificare — figure e vicende apprese dalle pagine scritte, nel tentativo di riprovare le emozioni, confermare o rivedere i giudizi e riprendere pensieri.
Ma il “tradimento” della trasposizione è sempre in agguato. Un rischio al quale si sono esposti anche Fausto Cabra e Marco Archetti nell’adattare La Storia di Elsa Morante, capolavoro della letteratura del Novecento europeo: più di 600 pagine di un romanzo corale dove si racconta la tormentata esistenza della maestra Ida Ramundo e dei suoi due figli nella Roma tra il 1941 e il 1947. Una trama intricata, con episodi e incontri che si legano, digressioni e flashback attorno a «uno scandalo che dura da diecimila anni», come il sottotitolo ci ricorda, richiamando gli orrori delle guerre che ancora dilaniano il mondo.
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