
Un sasso innamorato, l’inutile candelina senza picciolo, la vita breve di una pulce d’acqua, la bellezza triste di Marylin Monroe, il «cemento ruvido» del rapporto tra i propri genitori, una madre dalle caviglie secche e dallo «sguardo galera». Ma, soprattutto, un infinito desiderio di essere amati e la voglia, espressa per gioco e come una provocazione, di vincere il prossimo Festival di Sanremo. Sono i temi dei tredici monologhi e di altrettante canzoni inedite che Filippo Timi, accompagnato in stile piano-bar dal musicista Loreno Minozzi, propone in Non sarò mai Elvis Presley. Si è tutti bestie davanti al capolavoro, in scena fino al 25 luglio al Teatro Franco Parenti di Milano: qualcosa di più di un semplice recital, una specie di confessione a cuore aperto dell’attore perugino a tu per tu con gli spettatori i quali, sollecitati dalle sue domande, interloquiscono con lui, giudicano i brani ascoltati, ne sottolineano l efficacia dal punto di vista poetico e musicale.
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