
Quindici anni fa Amleto al quadrato la consacrava uno degli autori ed attori più apprezzati del teatro italiano. Oggi cosa prova per questo spettacolo? «È come rivivere il primo amore. È stato il primo spettacolo che ho scritto e di cui ho fatto la regia. All’epoca mi domandavo se essere o non essere un autore e un regista di teatro; quindici anni dopo me lo ridomando. Uno se lo deve domandare sempre, altrimenti, se non ti fai le domande, se non rischi di perdere le cose a cui tieni, non puoi sceglierle ogni giorno. Proprio come l’amore: se lo tieni troppo al chiuso lo ingaleri».
Cosa è cambiato nell’Amleto al quadrato di oggi? «C è più fedeltà al testo, anzi, sta diventando preponderante. Prima, essendo noi attori più insicuri, il gesto artistico prendeva il sopravvento sul testo. Adesso c è un equilibrio più paritario tra la provocazione e la drammaturgia. La cosa più evidente è che noi – intendo io e gli altri attori, Lucia Mascino, Marina Rocco, Elena Lietti e Gabriele Brunelli -siamo quindici anni più bravi».
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