
Per convenienza inventarsi una vita (e un matrimonio). E contemporaneamente portare la menzogna all’estremo di diventare vera. È uno dei paradossi tanto amati da Luigi Pirandello: il gioco dei ribaltamenti, dell’essere e dell’apparire, che tanto spesso mise in scena. Ne «Il piacere dell’onestà» (al Teatro Franco Parenti, fino al 12 maggio, 38 euro) Angelo, uomo abbastanza qualunque e non specchiatissimo, accetta di sposare per denaro una giovane donna messa incinta dall’amante coniugato. Ma per contropartita pretende di assumere fino in fondo quel ruolo, come se il figlio fosse davvero suo e il matrimonio non di facciata.
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