
Il Teatro Franco Parenti è uno dei cuori pulsanti della rete teatrale milanese, una fucina di talenti, di creatività, di nuove idee, di sperimentazione, un luogo dove si infrangono barriere, si allargano gli orizzonti, si sogna, si impara e si progetta il futuro. Come tutti i teatri, i cinema, le sale da concerto e i luoghi di cultura, è stato colpito da questa seconda chiusura imposta dal DPCM del 25 ottobre 2020, ma la direttrice del Teatro Parenti Andrée Ruth Shammah non si perde d’animo e continua a pensare al futuro senza mai perdere di vista la gravità dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. L’importante è reinventarsi e trovare un modo per far vivere e circolare la cultura, fondamentale in un momento storico difficile come questo.
Questa seconda chiusura era nell’aria, oppure è un’ipotesi che si è fatta strada solo il weekend del 23-24 ottobre, quando l’entrata in vigore del DPCM era imminente?
Era chiarissimo, il covid non era sparito e una seconda ondata era dietro l’angolo. I numeri erano sotto gli occhi di tutti. Proprio per questo non appena ci era stato permesso di riaprire (15 giugno) noi siamo ripartiti senza perdere tempo, in estate, abbiamo creato una programmazione che portasse subito in scena le grandi novità e che proseguisse con le nostre produzioni.
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