Sik-Sik. I giovani critici del Teatro Franco Parenti
Sik-Sik. Gente spaesata – Giovinezza e vino triste
4 Giugno 2026

di Lorenzo Lapini
Che cosa succede quando abbandoniamo i legami personali e troviamo, al loro posto, le sbarre della nostra stessa prigione? È questa la mesta condizione in cui incontriamo i personaggi di Gente spaesata, dramma intenso per la regia e sceneggiatura di Sofia Russotto, andato in scena al Teatro Franco Parenti.
In una spoglia scenografia, ombra di uno svuotato alloggio di città, due amici prosciugati di obiettivi e pretese nei confronti della vita sfogano la propria derealizzazione con il consumo di cocaina, sostituta del vino pavesiano. Unico loro compagno di cella, poiché tale è ormai diventato il misero appartamento, è Dandy, viziato e abbondante felino domestico, la cui sparizione innesca il tragico corso degli eventi della pièce. A sostituirlo nel già precario equilibrio della casa è il personaggio di Gaja Masciale, la ragazza della porta accanto divenuta inaspettatamente madre e da allora isolata nel suo odiato ruolo genitoriale. Tra forze autodistruttive, disperati tentativi di aiuto e il sempre più sfrenato ricorso al rimedio stupefacente, il trio scivola in una spirale di tensioni fortissime, il cui spezzarsi costringe alla confessione di una terribile verità e l’amara conclusione della vicenda.
Lo spettro di Cesare Pavese, dalla cui omonima poesia è ispirato il dramma, irrompe sì in maniera diretta con le evocative recitazioni dei suoi versi, ma è forse ancor più presente nel dominio che la morte mantiene per tutta la pièce. Morte materiale, certamente, ma anche morte dello spirito. Un profondo disfattismo, piaga dei tre giovani, li spinge a opposte reazioni. Se da un lato le speranze del personaggio di Michele Eburnea mantengono il desiderio di riprendere genuini legami umani, dall’altra parte la maschera di Filippo Marone promuove l’accettazione dell’inevitabile perdizione. Oggetto di questo tiro alla fune è la ragazza, già da tempo privata delle proprie sicurezze e sospesa in una terrificante autoillusione.
Nonostante la tematica nichilista non sia nuova alle scene, il dramma esistenziale di Gente spaesata rifugge la facile rappresentazione di un pigro pessimismo, per dare spazio al vivo e più che mai attuale disagio giovanile. Il finale, tuttavia, non abbraccia in toto il nichilismo passivo di Pavese. Ormai abbandonato dai suoi amici e rassegnato lui stesso, Michele Eburnea viene scosso da un improvviso vagito. Il richiamo del neonato risveglia il ragazzo e lo riporta sul piano della vita, concedendo a un barlume di rinascita di illuminare l’ultima occhiata sulla messinscena.
Lo spettacolo
12 - 17 Maggio 2026
Gente spaesata
Ispirato alla poesia Gente spaesata e alle vicende biografiche di Cesare Pavese, lo spettacolo di Sofia Russotto racconta l’inquietudine di una generazione sospesa tra desiderio e disillusione, in bilico tra autodistruzione e bisogno di rinascita. Con Michele Eburnea, Filippo Marone, Gaja Masciale.




