
Come posizionarsi di fronte a un mondo falso, frivolo, ipocrita, pronto a sacrificare tutto all apparenza? Nella rilettura di II misantropo di Molière di Andrée Ruth Shammah e Luca Micheletti, al Teatro Parenti di Milano fino al 3 dicembre, due sono le possibilità. La prima: assumere un atteggiamento intransigente, rigoroso, rivendicando la sincerità assoluta contro ogni menzogna e inganno, finendo con l ergersi a paladini dei valori e risultando, al tempo stesso, intolleranti e misantropi. La seconda: adattarsi alla società, alle debolezze, lasciarsi andare senza porsi problemi, accettare la finzione come regola di vita e darsi al chiacchiericcio alle spalle degli altri. Com è noto, a incarnare la prima posizione è Alceste (un bravissimo Luca Micheletti), a dare forma alla seconda sono, più o meno, tutti gli altri personaggi, ognuno a modo suo. Se questo è lo schema filosofico, e quindi drammaturgico, de Il misantropo, tutto salta per aria a causa (o grazie?) del rapporto fra uomo e donna, di fronte all amore e alla passione, tema centrale in questa deliziosa commedia dalle molte letture.
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