
Basta comprare un gratta e vinci, o buttare soldi in una slot-machine del bar più fetido della città, perché venga in mente Fëdor Dostoevskij. Nessuno come lui ha descritto che cosa significhi scommettere, fino a perdere il senno, su una pallina che gira nella roulette, su una carta pescata a caso, su un numero che forse farà la nostra fortuna o ci porterà alla rovina. Il giocatore, romanzo che Dostoevskij dettò in 28 giorni alla futura moglie Anna (venne pubblicato nel 1866), era una scommessa: non fosse riuscito a scriverlo, l’autore avrebbe perso, stritolato dai debiti, i diritti su tutti i suoi libri.
Le altre notizie
Le altre notizie
-
Sik-Sik. I giovani critici del Teatro Franco Parenti
Sik-Sik. Solo quando lavoro sono felice
7 Maggio 2026
-
La Repubblica – Alessandra Faiella “Diamo più vita agli anni serve orgoglio per la terza età”
4 Maggio 2026
-
Sik-Sik. I giovani critici del Teatro Franco Parenti
Sik-Sik. I Gordi e l’abitare il confine dell’anzianità: Visite
29 Aprile 2026
-
Il Giorno – Popolizio con «Furore» Corpo a corpo con la parola
28 Aprile 2026




